Attenzione, un governo a 5 Stelle non è l’alternativa alla sinistra

Pubblicato sul settimanale Left in edicola dal 5 Dicembre.

Fa un certo effetto ascoltare Paolo Flores D’Arcais in un lungo intervento sui tre valori della Rivoluzione francese – libertà, uguaglianza, fratellanza – che si conclude con un endorsement verso il M5s. Il partito fondato da Beppe Grillo viene indicato come l’unica forza in Italia su cui scommettere per lottare contro il regime dei grandi capitali e della tecnocrazia. Il direttore di MicroMega ha trovato il consenso del costituzionalista Stefano Rodotà, relatore, insieme a lui e al deputato M5s Alessandro Di Battista, in un recente evento organizzato dalla stessa rivista.

Quanto gli argomenti dei 5 Stelle hanno di democratico e solidale? Qual è la visione oltre la crisi dell’euro? Le posizioni di Grillo sulla crisi economica e la questione dei rifugiati fanno emergere più di un dubbio. Non è solo una faccenda di ammiccamenti a una grossa fetta del suo elettorato che ha fondamentalmente valori di destra. C’è qualcosa di più profondo e accuratamente orchestrato nella propaganda anti-rifugiati degli ultimi mesi.

La narrazione del leader utilizza argomenti tradizionalmente di “sinistra” con un’analisi ispirata dall’economia politica anti-capitalista, mostrando i pericoli dello sfruttamento, dello strapotere della Germania nell’euro, e dell’impoverimento dei Paesi del Sud Europa. Ma li intreccia verso una percezione in cui i “poveri italiani” sono le principali vittime, mentre rifugiati e migranti, descritti con falsa compassione, diventano un intralcio. La propaganda contribuisce a formare una generale consapevolezza che individua, appunto, i “nostri” problemi quali prioritari, paragonabili, addirittura, alla devastazione delle guerre e della povertà di posti come la Siria o il Sudan.

Seguendo, purtroppo, intellettuali di “sinistra” ormai votati ad argomenti anti-rifugiati mascherati – vedi Slavoj Zizek e Diego Fusaro – Grillo gioca col fuoco. Egli fa alleanze con partiti xenofobi e razzisti come lo Ukip di Farage, dice che uno come Orban, fautore del filo spinato che evoca i campi di concentramento nazisti, sia stato mal compreso, per poi fingere di prendere le distanze da Le Pen e Salvini. Questa differenza, però, è ormai soltanto nella forma, non certo nella sostanza delle proposte.

Fosse soltanto un fenomeno nostrano, ci sarebbe forse meno da preoccuparsi. Ci troviamo invece in un momento storico cruciale per tutta l’Europa che ricorda molto le divisioni e la frustrazione di popolazioni impoverite e umiliate che appoggiarono il fascismo e il nazismo come risposta ai loro problemi economici e sociali. Allora come oggi, notiamo un’allarmante serie di scambi tra le ali più radicali della sinistra e della destra. C’è, infatti, un disegno più allargato di alcune componenti della sinistra che vedono un’alleanza con il “diavolo delle destre nazionaliste” come unica alternativa all’impero, ormai molto fragile, delle tecnocrazie europee.

Un eventuale governo a guida 5 Stelle rischia – è accaduto con Orban in Ungheria – di diventare ostaggio della deriva delle folle, che vedono la lotta al privilegio come parte di una rivolta generale per ristabilire, non si sa bene come, l’orgoglio del popolo-nazione. Il M5s sta abilmente manipolando queste pulsioni per porsi come una alternativa anti-regime “credibile” a una sinistra in crisi e a una destra “impresentabile”.

Rodotà e D’Arcais, che scellerati non sono, ci hanno probabilmente già pensato. E, come molti avanguardisti, sperano forse domani di essere loro gli anticorpi del regime delle folle, che tende a nutrirsi di odio, piuttosto che di democrazia. In questa crisi globale occorre sottolineare i valori della solidarietà e dell’uguaglianza della nostra Costituzione. Grillo e i 5 Stelle, invece, remano nella direzione opposta.

Vito Laterza è ricercatore in antropologia sociale all’Università di Città del Capo, Sudafrica.

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